Campi di concentramento in Liguria

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In questo articolo trovate l’elenco e la geolocalizzazione con brevi cenni di storia sui nove campi di concentramento esistiti nella regione Liguria:

Per visualizzare la mappa clicca qui

Elenco:

Calvari – Campo di Concentramento n°52

Torriglia – Campo di Concentramento

Cairo Montenotte – Campo di Concentramento

Varazze – Campo di Concentramento

Celle Ligure – Campo di Concentramento

Bergeggi – Campo di Concentramento

Spotorno – Campo di Concentramento

Pieve di Teco – Campo di Concentramento

Vallecrosia – Campo di Concentramento

Foto: Tratta dal libro “Campo 52” di Massimo Minella, casa editrice Mursia.

Rinaldo Simonetti “Cucciolo“, diciottenne di San Colombano Certenoli che mori’ fucilato gridando “Viva l’Italia!”

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Sabato 7 Marzo a Calvari in ricordo dei 10 partigiani caduti, alle ore 10:30 si svolgerà una cerimonia commemorativa presso la cappelletta del bosco delle Paie.

Clicca qui per vedere la Mappa digitale della Resistenza con la geolocalizzazione della capelletta nel bosco delle Paie

 La fucilazione  dei dieci partigiani avvenne il 2 Marzo 1945 per rappresaglia. Due giorni prima, il 28 febbraio a Calvari, in un agguato a metà di salita Castello era stato ucciso l’alpino della “Monterosa” Aldo Ronconi.

I dieci avrebbero dovuto essere fucilati il giorno dopo, la sera del 1° marzo.  Erano già stati trasferiti dalle carceri di Chiavari a Calvari con un camion scoperto che sostò per un’ora al centro del paese ma vennero poi riportati a Chiavari  perchè, non essendo stata ancora emessa la sentenza di morte,  il comandante del plotone di esecuzione si era rifiutato di procedere.

La sentenza fu emessa infatti il giorno 2 Marzo dal Tribunale speciale della “Monterosa” e l’esecuzione avvenne la sera stessa. Chi era presente quando i dieci partigiani scesero dal camion per incamminarsi lungo la mulattiera che porta al Bosco delle Paie, dov’era stato approntato uno spiazzo abbattendo alcuni alberi, pote’ notare tra essi anche Rinaldo Simonetti “Cucciolo“, un ragazzo di Certenoli poco più che diciottenne.

Tra i dieci partigiani della sera precedente “Cucciolo”  invece non c’era. L’interrogativo a 75 anni dal tragico evento non ha mai avuto risposta è: “chi ha sostituito? di chi ha preso il posto?”  Si sa, per averlo riferito Don Giuseppe Minetti, l’arciprete di Certenoli chiamato sul posto per confortare i fucilandi, che Rinaldo lo salutò con un lungo abbraccio e  poi cadde gridando “Viva l’Italia!“.

Nato a San Colombano Certenoli (GE) l’11 giugno 1928, la storia di “Cucciolo” è tutta in quel suo nome di battaglia, che gli affibbiarono i suoi compagni a causa della giovanissima età e del fisico da ragazzo, quando insistette, insistette e insistette ancora per far parte dei partigiani.

Il fatto è che lui, povero ragazzo di campagna, nato e cresciuto in uno dei borghi dell’entroterra ligure, nei partigiani e nella loro battaglia ci credeva, con tanto slancio che non era soltanto spirito d’avventura, ma una sorta d’intuizione, di quelle, proprio, che hanno i cuccioli quando s’avviano sulla strada della perenne dedizione e fedeltà.

Entrato in distaccamento, addetto alla cura d’un prezioso mulo, dopo aver partecipato a tanti spostamenti da una valle all’altra dell’Appennino e azioni si trovò coinvolto nella grande avventura.

Il gruppo di garibaldini di cui faceva parte, dopo essere rimasto di copertura al comandante “Bisagno”, ferito, sino alla sua guarigione e partenza da un “casone” nella vallata di Lorsica, venne colto di sorpresa e catturato dai fascisti e dagli pseudo-alpini della “Monterosa”.

Che ci facevi con loro?“, chiesero al ragazzo. “Il Partigiano!”, rispose.

Adesso ti insegniamo noi a giocare al partigiano“, e giù botte.

Poi gli dissero che l’avrebbero perdonato, perché era così giovane. Ma quando decisero di fucilare i suoi dieci compagni, escludendolo dalla esecuzione, urlò con tutto il suo fiato: “Anche io sono partigiano come loro, insieme a loro dovete portarmi“.

Decisero, infine, di aggregarlo al gruppo: sarebbe morto, poiché lo voleva. E lo tradussero, con gli altri, al bosco delle Paie,in Val Fontanabuona, sopra Calvari; combinazione o calcolo che fosse, a un tiro di schioppo dalla sua casa:

La si vedeva biancheggiare, nella fredda luce d’inverno, tra i rami spogli dei castagni, proprio di fronte al luogo dell’esecuzione. Egli chiese al comandante del plotone un foglio di carta per scrivere ai suoi cari.

Scrisse sul foglietto di un taccuino poche parole di saluto, ma anche:

Muoio per la salvezza dell’Italia” e, con splendida ingenuità, tracciò in alto, sull’angolo della paginetta, una listarella nera, come certo aveva visto in qualche biglietto di lutto. Poi, dopo aver consegnato il foglio al cappellano, riprese posto tra i suoi compagni e si accasciò con loro, dopo la lunga scarica atroce, tra le foglie d’oro dei castagni che ricoprivano il terreno.

L’ultima lettera di “Cucciolo”

Il 2 Marzo 1995 il Circolo  Circolo Partigiano “Bisagno” e il Comune di San Colombano Certenoli realizzano una lapide che ricorda i caduti e la loro Storia:

DIVISIONE “CICHERO” BRIGATA “BERTO”
DISTACCAMENTO “FORCA”
IL 20 GENNAIO 1945 ARRIVA AL CASONE DEL “POZZO” DI
LORSICA BISAGNO FERITO. IL GROSSO DEL DISTACCAMENTO
SI TRASFERISCE IN VAL D’AVETO. IL COMANDANTE DEDO
E DODICI VOLONTARI RIMANGONO DI SCORTA A BISAGNO.
INIZIANO COSI’ LUNGHI GIORNI E NOTTI DI LOGORANTI
PATTUGLIAMENTI E AZIONI DIVERSIVE. LA SERA DEL
10 FEBBRAIO BISAGNO, ANCORA CLAUDICANTE
CON L’ASSISTENZA DI BIONDO, RAGGIUNGE IL COMANDO
DELLA “CICHERO”. LA STESSA NOTTE SOVERCHIANTI
FORZE NEMICHE ACCERCHIANO IL PRESIDIO PARTIGIANO,
CON L’OBIETTIVO DI CATTURARE BISAGNO.
ALL’IMBRUNIRE DELL’11 FEBBRAIO, DOPO STRENUA
RESISTENZA E TENTATIVI DI SGANCIAMENTO, VENGONO
CATTURATI OTTO PARTIGIANI, COMPRESO DEDO FERITO.
CARCERATI A CHIAVARI, PERCOSSI, TORTURATI, DILEGGIATI,
VENGONO TRASCINATI PER LE STRADE E ADDITATI
AL PUBBLICO DISPRESSO (sic). FRA MINACCE E LUSINGHE
VIENE OFFERTO LORO LA POSSIBILITA’ DI ARRUOLARSI
NELLE BRIGATE NERE PER AVERE SALVA LA VITA.
DOPO IL LORO SDEGNOSO RIFIUTO, SENZA PROCESSO,
IL 2 MARZO 1945 IN QUESTO BOSCO, VENGONO
BARBARAMENTE TRUCIDATI DAI NAZIFASCISTI, ASSIEME
A TRE PARTIGIANI APPARTENENTI AD ALTRE FORMAZIONI
E PRELEVATI DALLE STESSE CARCERI DI CHIAVARI.

MUOIONO GRIDANDO “VIVA L’ITALIA – VIVA BISAGNO”;
ANCORA DINO BERTETTA DI ANNI 21
CE’ CESARE TALASSANO “ 23
CUCCIOLO RINALDO SIMONETTI “ 18
FIORE SERGIO PIOMBELLI “ 18
GUIDO ROMEO NASSANO “ 21
NEMO PAOLO MOTTA “ 19
PIPPO CARLO SEMIDE “ 30
SERGIO DINO BERISSO “ 20
SCALA DOMENICO LACOPO “ 29
TIGRE QUINTO PERSICO “ 19
A MEMORIA E MONITO PER LE FUTURE GENERAZIONI.

Clicca qui per visualizzare il luogo della fucilazione nella Mappa digitale della Resistenza nel Tigullio.

La Repubblica Partigiana di Torriglia

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Fu un modello democratico e corale capace di anticipare la futura costruzione di nuove istituzioni libere con sindaci e giunte in sostituzione dei podestà e della guardia nazionale di Salò, per amministrare comitati di partecipazione popolare sulle esigenze delle comunità e scuole svincolate dalle imposizioni dottrinarie fasciste.

Questa ‘Repubblica’ fu strategica anche dal punto di vista militare perché le forze partigiane controllavano la statale 45 e la provinciale Bobbio-Chiavari oltre a molte strade locali, impedendo così al nemico l’accesso alla valle del Po che i nazifascisti avevano ormai previsto come linea di ripiegamento.
Un’istituzione che riuscì a resistere sino alla fine del novembre 1944 in Val Trebbia, dove le porte di ogni casa e di ogni cascina restarono comunque sempre aperte, sino al 25 aprile 1945, per i partigiani quel sostegno e solidarietà furono vitali per dar forza alla lotta di Liberazione. Nella Repubblica partigiana di Torriglia si insediarono giunte e comitati popolari per amministrare e rispondere alle esigenze della popolazione.
L’esperienza si interruppe con la riconquista nazifascista di Bobbio il 28 novembre 1944.

L’offensiva nella sesta Zona operativa partigiana liberò, alla fine di giugno 1944, la valle del Trebbia da Torriglia alle aree piacentine oltre Bobbio (espugnato, perduto e di nuovo riconquistato), costringendo i nazifascisti a ripiegare verso la costa.

Il 26 giugno nacque così la ‘Repubblica di Torriglia’ che si consolidò a luglio, completando la liberazione della zona fra il Trebbia e l’Aveto, dal Passo della Scoffera a Bobbio con Torriglia al centro, dove venne insediata dal Comando partigiano una giunta comunale.

I primi provvedimenti riguardarono i problemi di approvvigionamento alimentare perché il cibo scarseggiava, sia per l’arrivo degli sfollati dalla città che aveva portato molte bocche in più da sfamare, sia per il blocco dei rifornimenti deciso dalla Prefettura che temeva potessero finissero nelle mani dei ‘ribelli’.

Furono così fissati il prezzo del grano e dei principali generi di consumo e decisa la quantità di frumento da assegnare a ciascuna famiglia.

La giunta si occupò anche di combattere il ‘mercato nero’, di questioni fiscali mantenendo il pagamento delle tasse (ma abolendo quella imposta dai fascisti sul celibato) e di scuola, incaricando maestri sfollati di riaprire le aule nelle frazioni.

Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto altre giunte si insediarono a Farini d’Olmo e in molte località del versante ligure e il 5 agosto fu decisa l’istituzione dei tribunali partigiani. Sempre ad agosto la riorganizzazione della sesta Zona diede vita alla Terza Divisione Liguria (poi Divisione Cichero guidata dal comandante ‘Bisagno’) e fu costituito il comando unificato di Zona per coordinare le formazioni sulle montagne fra Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza.

Dalla fine d’agosto i nazifascisti prepararono però il contrattacco per riconquistare questi territori strategici per i collegamenti fra la costa e la pianura padana, schierando oltre 30.000 uomini con truppe tedesche, due divisioni italiane (Littorio e Monterosa) e i gruppi fascisti della Liguria, del Piemonte e dell’alta Emilia.
Seguì una fase durissima di combattimenti e rastrellamenti contro i partigiani che sostenuti, a prezzo di sacrifici altissimi, da tutta la popolazione riuscirono a resistere sino a novembre (il 4, addirittura, a Rovegno riuscirono a far passare nelle fila della Resistenza un intero battaglione della divisione fascista Monterosa) però il 28 di quel mese i nazifascisti riconquistarono Bobbio, segnando poi la caduta della ‘Repubblica di Torriglia’ anche se tutta la Val Trebbia restò fino al 25 aprile 1945 uno dei fulcri più importanti e determinanti per la lotta di Liberazione.


Video documentario: https://www.youtube.com/watch?v=w_ir8So_TAw&feature=youtu.be

Altri Link di approfondimento: LA REPUBBLICA PARTIGIANA DI TORRIGLIA – QUANDO I PARTIGIANI CENSURAVANO LA POSTA https://storiapostalefilatelia.weebly.com/la-repubblica-partigiana-di-torriglia—quando-i-partigiani-censuravano-la-posta.html

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