Lavagna cimitero monumentale, la lapide che ricorda la Resistenza

Fischia il vento, infuria la bufera. Spero che il ricordo dei miei compagni ed il mio non sia dimenticato perchè deve essere immemorabile – Pascolini Otello “Moro” Commissario Divisione Garibaldina Pinan-Cichero.

Queste le parole riportate in una delle lapidi nel cimitero monumentale di Lavagna, secondo solo a quello più noto di Staglieno (Genova).

“Moro” fu un partigiano a 39 anni, di mestiere fabbro ed iscritto al PCI, udinese di nascita ma lavagnese d’adozione.

Si arruolò nelle file partigiane nel novembre del 1943, fu commissario politico con la banda “Scintilla”, successivamente lo fu per la “Jori”, per la “Oresta” ed infine per la Pinan-Cichero.

Come lui nel cimitero monumentale di Lavagna sono ricordati i tanti protagonisti delle Resistenza, di seguito ne pubblichiamo l’elenco:

VALLERIO ALDO
“RICCIO”
COM. TE BRIGATA “ZELASCO”
DIV. GARIBALDINA “CODURI”
1923 1986

SERBANDINI GIOVANNI
“BINI”
RESP. LE STAMPA PROPAGANDA
VI ZONA OPERATIVA
1912 1999

PASCOLINI OTELLO
“MORO”
COMM. DIV. GARIBALDINA
“PINAN CICHERO”
1905 1962

SANGUINETI NATALINO
“NATTA”
COM.TE DISTACC. BRIGATA
DALL’ORCO – DIVV. “CODURI”
1821 2003

SANGUINETI GIOVANNI
“BOCCI”
CAPO STATO MAGGIORE
DIV. GARIBALDINA “CODURI”
1914 1995

ARPE ARMANDO
“ITALO”
COM. DIVISIONE GARIBALDINA
“CODURI”
1916 1994

PASCOLINI LEONARDO
1899 1984
RAGGIO ROBERTO
1921 1955
RUGGI MARIO
1919 1945
SAMENGO LUIGI
1923 1981

MELCHIONNI ALDO
1909 1944
MINUCCI ANTONIO
1925 1945
NOCETI UBALDO
1922 1945
RAGGIO DOMENICO
1920 1944

RENDA GIORGIO
1920 1945
SANGUINETI ANDREA
1897 1944
UBERTINO BRUNO
1920 1955
MARSIGLI CESARE
1885 1954

BUSSOLI ARMANDO
1912 1967
CAFFESE STEFANO
1916 1997
CODDA ROMOLO
1922 1980
FALCONE SILVIO
1911 2001

BERETTI ARMANDO
1925 1945
BERISSO MARIO
1924 1945
BIANCHI LORENZO
1924 1945
BUCIARELLI CANZIO
1919 1944

COGOZZO MARIO
1926 1946
DANERI GIUSEPPE
1917 1944
GIRARDI LUIGI
1920 1944
PIERPAOLI VINCENZO
1922 INTRA 1962

PE’ LUIGI
1928 1945
FOGOLA GIULIO
1926 1980
FUSIETO GIUSEPPE
1921 1965
MORANDO LUIGI
1925 1986

Clicca qui per visualizzare la mappa digitale dove trovare il luogo descritto

Foto copertina fonte: https://www.pietredellamemoria.it/pietre/monumento-ai-caduti-nel-cimitero-di-lavagna-ge/

Genova 25 Aprile 1945, la Storia dell’Atto di resa delle forze tedesche

Genova, città medaglia d’oro al valor militare per la Guerra di Liberazione. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la neonata Repubblica Italiana sentì «l’obbligo di segnalare come degni di pubblico onore gli autori di atti di eroismo militare», ricompensando, con delle decorazioni al valor militare, non solo i singoli combattenti, ma anche quelle istituzioni territoriali come la città di Genova alla quale fu riconosciuto un ruolo di rilievo nella lotta di Resistenza.

 L’atto di resa fu firmato a Villa Migone nel quartiere di Genova S.Fruttuoso, e la copia originale si trova custodita all’interno della villa. La presenza del Cardinale Boetto, intermediario tra le parti belligeranti, influì sulla scelta di Villa Migone quale sede della firma del trattato di pace tra CNL Ligure e truppe tedesche. Un altro motivo che indusse a scegliere il luogo per un evento così importante fu il fatto che, all’epoca, la Villa aveva ben tre accessi differenti e, quindi, in caso di problemi nel corso delle trattative, i contendenti e gli intermediari avrebbero avuto una via di fuga ciascuno.

La delegazione italiana era formata dal Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale Remo Scappini, dal dott. Giovanni Savoretti, dall’avv. Errico Martino e dal maggiore della piazza di Genova Mauro Aloni; quella tedesca era capeggiata dal comandante in capo delle truppe tedesche in Liguria generale Gunther Meinhold accompagnato dal suo vice, capitano H. Asmus e dal sergente Pohl, cha aveva anche funzione di interprete. Le trattative cominciarono alle 9 del mattino del 25 aprile 1945 e si protrassero per tutta la giornata; finalmente, alle ore 19,30, l’atto di resa, stilato in quattro copie, venne firmato dai presenti.

Qui di seguito il testo dell’atto che fu scritto in lingua italiana e tedesca:

“In Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19:30, tra il sig. Generale Meinhold, quale Comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal Capitano Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte; il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall’avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria e dal Maggiore Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall’altra; è stato convenuto:

Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold SI ARRENDONO alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria;
la resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;
il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;
il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-Americano operante in Italia”

Per visualizzare la geolocalizzazione di Villa Migone e per ulteriori approfondimenti cliccare qui

Morire a 20 anni il 25 Aprile 1945, dopo aver salvato Chiavari dal bombardamento.

Lottare, combattere per rincorrere un sogno: la libertà.

Si può sintetizzare cosi’ lo spirito che ha mosso un’intera generazione, quella che non si arrese di fronte al nemico, un nemico numericamente più grande e militarmente meglio attrezzato ma privo di quell’arma segreta che solo i Partigiani avevano: Valori unitari in cui credere e principi da rispettare, fino alla morte.

Morte che Ottorino Bersini “Basea” incontrò nel giorno più bello per la Storia d’Italia, il giorno della Liberazione dal nazifascismo.

Sotto i colpi dei cannoni tedeschi, le truppe alleate decisero di bombardare le linee nemiche con un attacco dal mare. Per la Città di Chiavari sarebbe stato un massacro, cosi’ il Comandante della Divisione Coduri Eraldo Fico “Virgola” propose un’azione differente guidata dalle formazioni partigiane sotto il suo comando.

Fu cosi’ che la Brigata “Longhi”, sotto la guida di Castagnino”Saetta”, dalla Val Graveglia appena liberata si spostò in zona Monticelli di Cogorno.

Nel frattempo, di notte la Brigata “Longhi” si avvicinò a Caperana nella zona delle caserme, costretti ad attraversare l’Entella e la strada, che in quei frenetici momenti era percorsa dalle linee nemiche in ripiegamento, cosi’ da portarsi verso le colline di Ri Alto e San Lazzaro.

Fu in questo momento che le colonne nemiche aprirono il fuoco contro la “Longhi”, colpendo a morte il giovane ventenne Ottorino Bersini “Basea”.

Il suo fu l’ultimo sacrificio del Tigullio, un sacrificio che salvò un’intera città da morte e distruzione.

La lapide commemorativa si trova all’inizio della salita per Ri Alto, all’incrocio tra Corso Lima e Viale Devoto, clicca qui per visualizzarla nella mappa digitale

La Vallata di Santa Vittoria e i suoi caduti

La Vallata di Santa Vittoria (Sestri Levante-GE) è stata una delle aree fulcro della Resistenza del Tigullio.

Fra le vicende più conosciute quella dell’uccisione di Rodolfo Zelasco “Barba” che si incrocia con quella di Gian Piero Civati, Caporale della Monterosa, entrambi fucilati e sommariamente sepolti nei pressi della Miniera di Libiola il 5 Dicembre 1944.

Per approfondimenti e per visualizzare il luogo dell’eccidio clicca qui<<<

Luogo dell’uccisione del Partigiano Rodolfo Zelasco dove “Barba” era spirato <<< Inizialmente era stata posta una croce di legno deterioratasi poi col passare degli anni, cosi’ alcuni abitanti di Libiola e di Montedomenico, di loro iniziativa, l’hanno poi sostituita con una piccola stele di marmo bianco con scolpito sopra il nome e le date di nascita e di morte.  

A seguito di questi eventi, Zelasco diede il nome all’omonima Brigata facente parte della Divisione “Coduri”.

Sempre in questa vallata sono presenti altri luoghi della Resistenza come la Lapide Berisso Mario “Battolla”, barbaramente ucciso qui dalle Brigate nere dopo inaudite sevizie il 9 Aprile 1945.

L’edicola in località Zarello in ricordo dei 6 Alpini della Monterosa che si rifiutarono di combattere contro i Partigiani.

La lapide dei Partigiani fucilati per rappresaglia in località Pino a Santa Margherita di Fossa Lupara.

Per visualizzare questi luoghi della vallata clicca qui<<<

Campi di concentramento in Liguria

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In questo articolo trovate l’elenco e la geolocalizzazione con brevi cenni di storia sui nove campi di concentramento esistiti nella regione Liguria:

Per visualizzare la mappa clicca qui

Elenco:

Calvari – Campo di Concentramento n°52

Torriglia – Campo di Concentramento

Cairo Montenotte – Campo di Concentramento

Varazze – Campo di Concentramento

Celle Ligure – Campo di Concentramento

Bergeggi – Campo di Concentramento

Spotorno – Campo di Concentramento

Pieve di Teco – Campo di Concentramento

Vallecrosia – Campo di Concentramento

Foto: Tratta dal libro “Campo 52” di Massimo Minella, casa editrice Mursia.

Rinaldo Simonetti “Cucciolo“, diciottenne di San Colombano Certenoli che mori’ fucilato gridando “Viva l’Italia!”

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Sabato 7 Marzo a Calvari in ricordo dei 10 partigiani caduti, alle ore 10:30 si svolgerà una cerimonia commemorativa presso la cappelletta del bosco delle Paie.

Clicca qui per vedere la Mappa digitale della Resistenza con la geolocalizzazione della capelletta nel bosco delle Paie

 La fucilazione  dei dieci partigiani avvenne il 2 Marzo 1945 per rappresaglia. Due giorni prima, il 28 febbraio a Calvari, in un agguato a metà di salita Castello era stato ucciso l’alpino della “Monterosa” Aldo Ronconi.

I dieci avrebbero dovuto essere fucilati il giorno dopo, la sera del 1° marzo.  Erano già stati trasferiti dalle carceri di Chiavari a Calvari con un camion scoperto che sostò per un’ora al centro del paese ma vennero poi riportati a Chiavari  perchè, non essendo stata ancora emessa la sentenza di morte,  il comandante del plotone di esecuzione si era rifiutato di procedere.

La sentenza fu emessa infatti il giorno 2 Marzo dal Tribunale speciale della “Monterosa” e l’esecuzione avvenne la sera stessa. Chi era presente quando i dieci partigiani scesero dal camion per incamminarsi lungo la mulattiera che porta al Bosco delle Paie, dov’era stato approntato uno spiazzo abbattendo alcuni alberi, pote’ notare tra essi anche Rinaldo Simonetti “Cucciolo“, un ragazzo di Certenoli poco più che diciottenne.

Tra i dieci partigiani della sera precedente “Cucciolo”  invece non c’era. L’interrogativo a 75 anni dal tragico evento non ha mai avuto risposta è: “chi ha sostituito? di chi ha preso il posto?”  Si sa, per averlo riferito Don Giuseppe Minetti, l’arciprete di Certenoli chiamato sul posto per confortare i fucilandi, che Rinaldo lo salutò con un lungo abbraccio e  poi cadde gridando “Viva l’Italia!“.

Nato a San Colombano Certenoli (GE) l’11 giugno 1928, la storia di “Cucciolo” è tutta in quel suo nome di battaglia, che gli affibbiarono i suoi compagni a causa della giovanissima età e del fisico da ragazzo, quando insistette, insistette e insistette ancora per far parte dei partigiani.

Il fatto è che lui, povero ragazzo di campagna, nato e cresciuto in uno dei borghi dell’entroterra ligure, nei partigiani e nella loro battaglia ci credeva, con tanto slancio che non era soltanto spirito d’avventura, ma una sorta d’intuizione, di quelle, proprio, che hanno i cuccioli quando s’avviano sulla strada della perenne dedizione e fedeltà.

Entrato in distaccamento, addetto alla cura d’un prezioso mulo, dopo aver partecipato a tanti spostamenti da una valle all’altra dell’Appennino e azioni si trovò coinvolto nella grande avventura.

Il gruppo di garibaldini di cui faceva parte, dopo essere rimasto di copertura al comandante “Bisagno”, ferito, sino alla sua guarigione e partenza da un “casone” nella vallata di Lorsica, venne colto di sorpresa e catturato dai fascisti e dagli pseudo-alpini della “Monterosa”.

Che ci facevi con loro?“, chiesero al ragazzo. “Il Partigiano!”, rispose.

Adesso ti insegniamo noi a giocare al partigiano“, e giù botte.

Poi gli dissero che l’avrebbero perdonato, perché era così giovane. Ma quando decisero di fucilare i suoi dieci compagni, escludendolo dalla esecuzione, urlò con tutto il suo fiato: “Anche io sono partigiano come loro, insieme a loro dovete portarmi“.

Decisero, infine, di aggregarlo al gruppo: sarebbe morto, poiché lo voleva. E lo tradussero, con gli altri, al bosco delle Paie,in Val Fontanabuona, sopra Calvari; combinazione o calcolo che fosse, a un tiro di schioppo dalla sua casa:

La si vedeva biancheggiare, nella fredda luce d’inverno, tra i rami spogli dei castagni, proprio di fronte al luogo dell’esecuzione. Egli chiese al comandante del plotone un foglio di carta per scrivere ai suoi cari.

Scrisse sul foglietto di un taccuino poche parole di saluto, ma anche:

Muoio per la salvezza dell’Italia” e, con splendida ingenuità, tracciò in alto, sull’angolo della paginetta, una listarella nera, come certo aveva visto in qualche biglietto di lutto. Poi, dopo aver consegnato il foglio al cappellano, riprese posto tra i suoi compagni e si accasciò con loro, dopo la lunga scarica atroce, tra le foglie d’oro dei castagni che ricoprivano il terreno.

L’ultima lettera di “Cucciolo”

Il 2 Marzo 1995 il Circolo  Circolo Partigiano “Bisagno” e il Comune di San Colombano Certenoli realizzano una lapide che ricorda i caduti e la loro Storia:

DIVISIONE “CICHERO” BRIGATA “BERTO”
DISTACCAMENTO “FORCA”
IL 20 GENNAIO 1945 ARRIVA AL CASONE DEL “POZZO” DI
LORSICA BISAGNO FERITO. IL GROSSO DEL DISTACCAMENTO
SI TRASFERISCE IN VAL D’AVETO. IL COMANDANTE DEDO
E DODICI VOLONTARI RIMANGONO DI SCORTA A BISAGNO.
INIZIANO COSI’ LUNGHI GIORNI E NOTTI DI LOGORANTI
PATTUGLIAMENTI E AZIONI DIVERSIVE. LA SERA DEL
10 FEBBRAIO BISAGNO, ANCORA CLAUDICANTE
CON L’ASSISTENZA DI BIONDO, RAGGIUNGE IL COMANDO
DELLA “CICHERO”. LA STESSA NOTTE SOVERCHIANTI
FORZE NEMICHE ACCERCHIANO IL PRESIDIO PARTIGIANO,
CON L’OBIETTIVO DI CATTURARE BISAGNO.
ALL’IMBRUNIRE DELL’11 FEBBRAIO, DOPO STRENUA
RESISTENZA E TENTATIVI DI SGANCIAMENTO, VENGONO
CATTURATI OTTO PARTIGIANI, COMPRESO DEDO FERITO.
CARCERATI A CHIAVARI, PERCOSSI, TORTURATI, DILEGGIATI,
VENGONO TRASCINATI PER LE STRADE E ADDITATI
AL PUBBLICO DISPRESSO (sic). FRA MINACCE E LUSINGHE
VIENE OFFERTO LORO LA POSSIBILITA’ DI ARRUOLARSI
NELLE BRIGATE NERE PER AVERE SALVA LA VITA.
DOPO IL LORO SDEGNOSO RIFIUTO, SENZA PROCESSO,
IL 2 MARZO 1945 IN QUESTO BOSCO, VENGONO
BARBARAMENTE TRUCIDATI DAI NAZIFASCISTI, ASSIEME
A TRE PARTIGIANI APPARTENENTI AD ALTRE FORMAZIONI
E PRELEVATI DALLE STESSE CARCERI DI CHIAVARI.

MUOIONO GRIDANDO “VIVA L’ITALIA – VIVA BISAGNO”;
ANCORA DINO BERTETTA DI ANNI 21
CE’ CESARE TALASSANO “ 23
CUCCIOLO RINALDO SIMONETTI “ 18
FIORE SERGIO PIOMBELLI “ 18
GUIDO ROMEO NASSANO “ 21
NEMO PAOLO MOTTA “ 19
PIPPO CARLO SEMIDE “ 30
SERGIO DINO BERISSO “ 20
SCALA DOMENICO LACOPO “ 29
TIGRE QUINTO PERSICO “ 19
A MEMORIA E MONITO PER LE FUTURE GENERAZIONI.

Clicca qui per visualizzare il luogo della fucilazione nella Mappa digitale della Resistenza nel Tigullio.

La Repubblica Partigiana di Torriglia

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Fu un modello democratico e corale capace di anticipare la futura costruzione di nuove istituzioni libere con sindaci e giunte in sostituzione dei podestà e della guardia nazionale di Salò, per amministrare comitati di partecipazione popolare sulle esigenze delle comunità e scuole svincolate dalle imposizioni dottrinarie fasciste.

Questa ‘Repubblica’ fu strategica anche dal punto di vista militare perché le forze partigiane controllavano la statale 45 e la provinciale Bobbio-Chiavari oltre a molte strade locali, impedendo così al nemico l’accesso alla valle del Po che i nazifascisti avevano ormai previsto come linea di ripiegamento.
Un’istituzione che riuscì a resistere sino alla fine del novembre 1944 in Val Trebbia, dove le porte di ogni casa e di ogni cascina restarono comunque sempre aperte, sino al 25 aprile 1945, per i partigiani quel sostegno e solidarietà furono vitali per dar forza alla lotta di Liberazione. Nella Repubblica partigiana di Torriglia si insediarono giunte e comitati popolari per amministrare e rispondere alle esigenze della popolazione.
L’esperienza si interruppe con la riconquista nazifascista di Bobbio il 28 novembre 1944.

L’offensiva nella sesta Zona operativa partigiana liberò, alla fine di giugno 1944, la valle del Trebbia da Torriglia alle aree piacentine oltre Bobbio (espugnato, perduto e di nuovo riconquistato), costringendo i nazifascisti a ripiegare verso la costa.

Il 26 giugno nacque così la ‘Repubblica di Torriglia’ che si consolidò a luglio, completando la liberazione della zona fra il Trebbia e l’Aveto, dal Passo della Scoffera a Bobbio con Torriglia al centro, dove venne insediata dal Comando partigiano una giunta comunale.

I primi provvedimenti riguardarono i problemi di approvvigionamento alimentare perché il cibo scarseggiava, sia per l’arrivo degli sfollati dalla città che aveva portato molte bocche in più da sfamare, sia per il blocco dei rifornimenti deciso dalla Prefettura che temeva potessero finissero nelle mani dei ‘ribelli’.

Furono così fissati il prezzo del grano e dei principali generi di consumo e decisa la quantità di frumento da assegnare a ciascuna famiglia.

La giunta si occupò anche di combattere il ‘mercato nero’, di questioni fiscali mantenendo il pagamento delle tasse (ma abolendo quella imposta dai fascisti sul celibato) e di scuola, incaricando maestri sfollati di riaprire le aule nelle frazioni.

Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto altre giunte si insediarono a Farini d’Olmo e in molte località del versante ligure e il 5 agosto fu decisa l’istituzione dei tribunali partigiani. Sempre ad agosto la riorganizzazione della sesta Zona diede vita alla Terza Divisione Liguria (poi Divisione Cichero guidata dal comandante ‘Bisagno’) e fu costituito il comando unificato di Zona per coordinare le formazioni sulle montagne fra Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza.

Dalla fine d’agosto i nazifascisti prepararono però il contrattacco per riconquistare questi territori strategici per i collegamenti fra la costa e la pianura padana, schierando oltre 30.000 uomini con truppe tedesche, due divisioni italiane (Littorio e Monterosa) e i gruppi fascisti della Liguria, del Piemonte e dell’alta Emilia.
Seguì una fase durissima di combattimenti e rastrellamenti contro i partigiani che sostenuti, a prezzo di sacrifici altissimi, da tutta la popolazione riuscirono a resistere sino a novembre (il 4, addirittura, a Rovegno riuscirono a far passare nelle fila della Resistenza un intero battaglione della divisione fascista Monterosa) però il 28 di quel mese i nazifascisti riconquistarono Bobbio, segnando poi la caduta della ‘Repubblica di Torriglia’ anche se tutta la Val Trebbia restò fino al 25 aprile 1945 uno dei fulcri più importanti e determinanti per la lotta di Liberazione.


Video documentario: https://www.youtube.com/watch?v=w_ir8So_TAw&feature=youtu.be

Altri Link di approfondimento: LA REPUBBLICA PARTIGIANA DI TORRIGLIA – QUANDO I PARTIGIANI CENSURAVANO LA POSTA https://storiapostalefilatelia.weebly.com/la-repubblica-partigiana-di-torriglia—quando-i-partigiani-censuravano-la-posta.html

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