Don Giovanni Battista Bobbio

Don Giovanni Battista Bobbio, Cappellano di Brigata (Comando Divisione Garibaldina “Coduri”) con il grado di Tenente, fucilato al poligono di tiro di Chiavari il 03 Gennaio 1945.

Giovanni Battista Bobbio, da Alessandro e Rachele Zazzoli; nato il 3 luglio 1914 a Bologna.
Sacerdote, studiò nei seminari di Bedonia e di Chiavari.
Nel 1939 venne nominato parrocco di Valletti (SP), «poverissimo villaggio dell’Appennino Ligure».
La zona, nel corso della Resistenza, fu sede del comando della brigata d’assalto Coduri Garibaldi. Divenne attivo collaboratore e cappellano della brigata, favorendo rapporti di reciproca comprensione tra i giovani resistenti e la popolazione.
«Diede un grande apporto al lavoro di costruzione di una nuova vita democratica (giunte popolari, vettovagliamento sulla base della solidarietà, scuole). Fece da intermediario per portare reparti della Divisione alpina “Monterosa”, che presidiavano il passo di Velva e il litorale, ad accordarsi con i partigiani» e a passare nelle file della Resistenza, «così come il 4 novembre 1944 potè avvenire, a Torriglia, per il battaglione “Vestone”.
Confluivano nei suoi tenaci e sempre più pericolosi tentativi, l’aspirazione cristiana e l’aspirazione patriottica a evitare altro spargimento di sangue tra fratelli e a vedere questi altri figli del popolo ricongiunti dalla parte giusta.
Ufficialmente le sue funzioni, nei contatti che senza esito si ripetevano, erano quelle di intermediario: in realtà il nemico sapeva che egli era il cappellano della “Coduri” e al momento della rottura (per l’intervento dei tedeschi e del comando di divisione della “Monterosa”, messi sull’avviso), don Bobbio non nascose il suo sdegno all’ufficiale fascista.

Nel successivo rastrellamento in forze (29-30 dicembre 1944), attuato dai nazifascisti principalmente allo scopo di catturare Don Bobbio, quando fu evidente che Valletti sarebbe stata occupata, il sacerdote non cedette alle insistenze del Comando partigiano di mettersi in salvo: volle restare, sia come estrema difesa per i suoi parrocchiani, sia perché non intendeva ancora rinunciare al suo generoso obiettivo.
La canonica fu presa d’assalto come un fortino, devastata, in seguito data alle fiamme come gran parte del paese.
Don Bobbio, prima di essere trascinato via, dette ancora la sua assistenza a due giovani poi fucilati dai tedeschi e cercò di tranquillizzare la madre.
Il calvario continuò nella notte e durante una sosta lo tennero legato a una palizzata, nel turbine della neve, per i sentieri che attraverso Comuneglia e Cassego portano a Santa Maria del Taro; poi in autocarro fino al carcere di Chiavari e, di lì, dopo due giorni di totale isolamento, al poligono di tiro: fucilato senza processo, il 3 gennaio 1945.
Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
A Chiavari lo ricorda un busto, in Via Medaglie d’Oro davanti al palazzo Comunale, con la seguente epigrafe:
«Quando gli chiesero /al poligono di tiro /se voleva pregare prima di morire /ai nazifascisti rispose /Io sono già a posto con la mia coscienza /ma pregherò per voi /e cadde con le mani in croce /Don Bobbio /parroco di Valletti e della Coduri /a testimoniare /con serena fermezza /cristiana e partigiana /il valore di un’ intesa /salvatrice della patria e dell’umanità».
«Alla fine della guerra i 15 parroci della zona – testimoni della sua azione pastorale – sottoscrissero un documento, che ha tutti i caratteri di un processo canonico, per rendere un sincero tributo di ammirazione alle virtù sacerdotali di quest’umile prete, che fu, soprattutto, il prete dei tempi nuovi».

Clicca qui per visualizzare la Mappa digitale della Resistenza nel Tigullio.

Fonti: https://www.storiaememoriadibologna.it/

Pubblicato da Matteo Brugnoli

Maritime Consultant

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