L’eccidio al Mulino di Gattea, 29-30 Dicembre 1944

Nelle giornate tra il 29 e il 30 dicembre 1944, vi fu un rastrellamento attuato dai nazifascisti, principalmente allo scopo di catturare Don Bobbio, capellano della Brigata Garibaldina “Coduri”, che la notte di Natale del 1944 celebrò messa nella piccola frazione montana di Valletti (Varese Ligure), alla quale parteciparono molti partigiani anche i cosiddetti “mangia preti”.

Fu così che quattro a giorni da quella funzione religiosa, radunarono la popolazione e perquisirono le case. Vennero uccisi, in quanto ritenuti legati ai partigiani, Sanguineti Andrea Enrico, Ghiggeri Vittorio e, secondo le fonti, una terza persona il cui nome non è stato possibile accertare. In seguito i tedeschi si ritirano dal paese.

Un reparto della divisione alpina Monterosa della RSI accerchia e sbaraglia un concentramento partigiano in località mulino di Gattea, uccidendo otto partigiani della “Coduri” e facendone prigionieri una trentina:

I caduti: “Baetta Ettore “Benzina” – Bucciarelli Canzio “Bussola” – Latiro Giuseppe “Risso” – Bordone Carlo “Paris” – Merani Giacomo “Ne” – Lucini Raffaele “Foglia” – “Dallorco Cesare “Biella” – Cavallero Pietro “Sciarpa”

Gli alpini occuparono inoltre Valletti compiendo saccheggi, incendiando alcune case e uccidendo Agostino Nicora, che aveva intasca due bossoli.

Quando fu evidente che Valletti sarebbe stata occupata, il sacerdote non cedette alle insistenze del Comando partigiano di mettersi in salvo, volle restare, sia come estrema difesa per i suoi parrocchiani, sia perché non intendeva ancora rinunciare al suo generoso obiettivo.

La canonica fu presa d’assalto come un fortino, devastata, in seguito data alle fiamme come gran parte del paese. Don Bobbio, prima di essere trascinato via, dette ancora la sua assistenza a due giovani poi fucilati dai tedeschi e cercò di tranquillizzare la madre. Il calvario continuò nella notte e durante una sosta lo tennero legato a una palizzata, nel turbine della neve, poi con una corda legata al collo per i sentieri che attraverso Comuneglia e Cassego portano a Santa Maria del Taro; infine in autocarro fino al carcere di Chiavari e, di lì, dopo due giorni di totale isolamento, per ordine di Vito Spiotta fu fucilato senza processo al poligono di tiro il 3 gennaio 1945.

Nei giardini di Chiavari, liberata nel 1945, come le altre città del golfo del Tigullio, dai partigiani della Brigata d’assalto Garibaldi “Coduri”, c’è un busto che raffigura don Bobbio. Un’epigrafe, composta dal partigiano Giovanni Serbandini Bini, ricorda:

Quando gli chiesero – al poligono di tiro – se voleva pregare prima di morire – ai nazifascisti rispose – «Io sono già a posto con la mia coscienza ma pregherò per voi» – e cadde con le mani in croce – Don Bobbio – parroco di Valletti e della Coduri – a testimoniare – con serena fermezza – cristiana e partigiana – il valore di un’intesa – salvatrice della patria e dell’umanità“.

Clicca qui per visualizzare la Mappa digitale della Resistenza nel Tigullio.

Pubblicato da Matteo Brugnoli

Maritime Consultant

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