Il documento “Top Secret” di Kesselring che sdoganò le stragi nazi-fasciste

Dai documenti sequestrati dagli alleati britannici presso il quartier generale del nazista Kesselring, si è scoperto un vero e proprio sistema di ordini con i quali aveva fondato e incoraggiato la fase più intensa di azioni contro i civili, a seguito delle preoccupazioni tedesche per l’intensificarsi dell’attività partigiana nell’estate del 1944.

Il problema delle competenze fra SS e forze armate era stato risolto con un messaggio telegrafato, datato 1° maggio 1944 inviato dal feldmaresciallo Keitel, capo dell’OKW, Oberkommando der Wehrmacht (comando supremo delle forze armate) proprio a Kesselring, a lui venne attribuito il comando supremo delle operazioni contro i partigiani nell’area italiana.

Il testo dell’ordine di Keitel alle truppe:

Oggetto: Combattimenti di partigiani.

Segretissimo

Al Führer sono stati presentati rapporti secondo i quali singoli membri delle forze armate che partecipavano ai combattimenti contro i partigiani, dovevano successivamente rendere conto delle loro azioni in combattimento.

Il Führer ha quindi ordinato:

  1. Il nemico impiega nella guerra partigiana fanatici di formazione comunista che non esitano a commettere alcuna atrocità. È più che mai una questione di vita o di morte. Questa lotta non ha nulla a che fare con la galanteria militare o con i principi della Convenzione di Ginevra.

Se la lotta contro i partigiani in Oriente come nei Balcani, non sarà condotta con i mezzi più brutali, si arriverà presto al punto in cui le forze disponibili saranno insufficienti per controllare quest’area.

Pertanto non solo è giustificato, ma è dovere delle truppe usare tutti i mezzi. senza restrizioni, anche nei confronti di donne e bambini, purché assicuri il successo.

Ogni considerazione per i partigiani è un crimine contro il popolo tedesco e il soldato al fronte che dovrà sopportare le conseguenze delle congiure partigiane, e che non vede alcun motivo per mostrare alcuna indulgenza ai partigiani e ai suoi seguaci.

I principi devono governare anche l’applicazione delle “Direttive per la lotta ai partigiani in Oriente”

  1. “Nessun tedesco impiegato contro i partigiani sarà ritenuto responsabile delle sue azioni nella lotta contro di loro o contro i loro seguaci, né per azione disciplinare né per corte marziale,

Tutti i Comandanti delle truppe impiegate nel combattimento partigiano sono responsabili che:

Il contenuto di questo ordine è fortemente impresso a tutti gli ufficiali delle unità subordinate.
I loro consulenti legali sono immediatamente informati di questo ordine.
Non sono confermate sentenze contrarie all’ordinanza.

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Qui di seguito il testo, tradotto, di uno degli ordini di Kesselring nell’estate del 1944:

TOP SECRET.  KR WAAJ/ C 00104/ 06 l/ 7 1210
To : Leitkommandantur, Bologna.
SUBJECT : Combatting of Partisans.
SOURCE: Telepring Ia Nr. 12099/ 44 SECRET
(After receipt to be treated as Top Secret) from 20. 6. 44.

Nel mio appello agli italiani ho annunciato che contro i partigiani saranno presi severi provvedimenti.

Questo annuncio non deve rappresentare una minaccia vuota. È dovere di tutte le truppe e polizie sotto il mio comando adottare le misure più severe.

Ogni atto di violenza commesso dai partigiani deve essere punito immediatamente. Le segnalazioni presentate devono anche fornire dettagli sulle contromisure adottate.

Ovunque ci sia evidenza di un numero considerevole di gruppi partigiani, una parte della popolazione maschile della zona sarà arrestata e, in caso di atto di violenza, questi uomini saranno fucilati. La popolazione deve essere informata di questo.

Se truppe ecc. dovessero essere attaccate da qualsiasi villaggio, il villaggio verrà bruciato. Gli autori o i capibanda saranno impiccati in pubblico. I villaggi vicini saranno ritenuti responsabili di eventuali sabotaggi ai cavi e danni inflitti ai pneumatici.

La contromisura più efficace è reclutare pattuglie locali. I membri del partito fascista non saranno inclusi in nessuna delle rappresaglie.

Gli indagati saranno consegnati ai prefetti e mi sarà inviata una relazione.

Ogni soldato si proteggerà fuori dai villaggi portando un’arma da fuoco. I Comandanti di Distretto decideranno in quali città sarà necessario portare anche armi da fuoco.

Ogni tipo di saccheggio è proibito e sarà punito severamente. Tutte le contromisure devono essere dure ma giuste. Lo esige la dignità del soldato tedesco.

-KESSELRING-
Bologna, 14. 7. 44.

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Da altri documenti emerge chiaramente come la pressione portata dalla lotta di Resistenza Antifascista, abbia messo in grande difficoltà le truppe naziste, così come emerge in questo ordine di Kesselring del 10 maggio 1944:

Nuove misure in relazione alle operazioni contro i partigiani:

  1. La situazione partigiana nel teatro italiano, in particolare nell’Italia centrale, si è recentemente deteriorata a tal punto da costituire un grave pericolo per le truppe combattenti e le loro linee di rifornimento, nonché per l’industria bellica e le potenzialità economiche.

La lotta contro il partigiano deve essere condotta con tutti i mezzi a nostra disposizione e con la massima severità. Proteggerò qualsiasi comandante che ecceda il nostro consueto ritegno nella scelta della severità dei metodi che adotta contro i partigiani. A questo proposito vale il vecchio principio, che un errore nella scelta dei metodi nell’esecuzione dei propri ordini, è meglio del fallimento o della negligenza nell’agire. Solo la gestione più tempestiva e severa è sufficiente come misura punitiva e deterrente per stroncare sul nascere altri oltraggi su scala maggiore. Tutti i civili implicati in operazioni antipartigiane che vengono arrestati nel corso di rappresaglie, devono essere portati nei Campi dell’Assemblea che vengono eretti a questo scopo dal Quartier Generale in Sud-Ovest per l’invio definitivo al Reich come lavoratori.

  1. Il combattimento contro i partigiani consiste nell’operazione passiva e attiva con baricentro su questi ultimi. Il combattimento passivo consiste nella protezione di importanti edifici di valore storico o artistico, ferrovie e strade, nonché di installazioni essenziali come centrali elettriche, fabbriche, ecc.

Anche queste operazioni passive devono essere condotte all’interno dei confini locali, ad esempio, Recce Troops sorveglierà costantemente il primo piano di un’installazione da proteggere.

Le operazioni attive saranno condotte soprattutto nei distretti invasi dai partigiani dove è vitale mantenere la linea di vita delle Forze Armate. Questi partigiani dovranno essere attaccati e spazzati via. La propaganda tra i partigiani (così come l’uso di agenti) è della massima importanza.

Nota: nella foto di copertina Kesselring sul banco degli imputati a Venezia

FONTE: “Report on German reprisals for partisan activity in Italy”

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che – anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento.

A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

 

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Clicca per visualizzare la Mappa digitale della Resistenza nel Tigullio.

Pubblicato da Matteo Brugnoli

Maritime Consultant

Una opinione su "Il documento “Top Secret” di Kesselring che sdoganò le stragi nazi-fasciste"

  1. Come sempre, un doveroso grazie per la diffusione di questi rari documenti e per la preziosa opera svolta al fine di mantenere viva la memoria della realtà storica, particolarmente in un periodo come questo, nel quale da più parti si pretenderebbe di riscriverla, la storia, ovviamente falsificandola.

    La schiuma alla bocca e la rabbia che si percepiscono palesemente negli ordini di Kesselring fanno tra l’altro giustizia dell’ennesima, nota vulgata che ancora è in voga presso molti “nostalgici”. Questa vorrebbe sostenere la tesi di un ruolo del tutto marginale che la Resistenza avrebbe svolto, a confronto dell’intervento militare alleato. Tanto marginale da essersi rivelato addirittura ininfluente, in relazione alla resa dei tedeschi. Se così fosse stato, non solo gli ordini di Kesselring non sarebbero stati impartiti con tutta quella ferocia della quale sono intrisi, ma non sarebbe stato neppure necessario impartirli. Non solo, ma se così fosse stato i tedeschi, a Genova, non si sarebbero arresi giusto ai partigiani. Ma oggi, da parte di taluni, si gioca sul tanto tempo ormai trascorso dai fatti, su di una memoria che tende sempre più a sbiadire, sulla sempre più sporadica assenza dei testimoni diretti, sull’atteggiamento distratto (eufemismo) delle giovani generazioni. Quest’ultima è una mia semplice sensazione, che spero sbagliata.

    Grazie per tutto ciò che fa. Le auguro una buona giornata

    Guido Corallo

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