“16-19 Luglio 1944, la rappresaglia di Cichero” – parte prima

Il 16 e il 19 Luglio sono giornate di memoria per la vallata di Cichero e per la Storia della Resistenza nel Tigullio.

Il 16 Luglio 1944 in località Gnorecco vennero fucilati dai nazifascisti 7 persone tra i quali un ignoto e nella stessa giornata, all’imbrunire, vennero date a fuoco le case di Villa Piano.

Il 19 Luglio le case di Villagrande di Cichero furono date alle fiamme insieme alla Chiesa di Santo Stefano ed alla scuola, fu fatto per rappresaglia dalle stesse mani dei fucilatori in divisa nazista con la collaborazione di delatori fascisti.

Perché ciò accadde proveremo a raccontarlo riportando alcuni fatti avvenuti 76 anni fa, lo faremo attraverso due scritti dello storico Giorgio Getto Viarengo che pubblicheremo oggi qui e nei prossimi giorni in un secondo articolo, entrambe sono frutto minuziose ricerche che ci raccontano gli eventi di quel periodo.

Per avere un quadro completo bisogna partire da Lavagna, per la precisione dal civico n. 5 di Via Natale Paggi:

In provincia di Genova, nel corso del mese, venne tenuta a Lavagna, nell’abitazione del geometra Missale, una riunione che si può definire decisiva date le sue conseguenze.

(Giorgio Gimelli, Cronache militari della Resistenza in Liguria, p.86, vol. I)

A Lavagna, al numero 5 di Via Natale Paggi, risiedeva il geometra Giovanni Missale, uno dei tanti figli di emigranti, nato a Santa Fé (Argentina) il 19 dicembre 1911.

In quella zona, nell’area del Porto di Rio Salado, era presente una numerosa colonia di tigullini, tra i quali i genitori di Giovanni, che rientra giovanissimo a Lavagna.

Dopo l’8 settembre l’ufficiale Giovanni Missale è uno dei tanti che ritorna alla propria residenza e qui si inserisce il contatto con i primi gruppi della Resistenza.

Il 15 d’ottobre si tiene la riunione del Monte Antola, uno dei primi incontri operativi dei gruppi partigiani, alla quale partecipa Franco Antolini “Furlini” e G. B. Canepa “Marzo”, da poco rientrato dalla Francia.

“Furlini”, Giovanni Serbandini “Bini”, Umberto Lazagna “Canevari” e Aldo Gastaldi “Bisagno” si incontrano in casa di Missale in Via Natale Paggi. In questa riunione si farà il punto della situazione e si valuteranno le condizioni per individuare la località più opportuna per instaurare la base partigiana.

Erano già stati fatti sopralluoghi in Fontanabuona e nelle zone attigue all’Antola, per verificare il territorio e le viabilità. Questi fatti denotano la volontà di un salto di qualità, dopo le prime e spontanee scelte effettuate dopo l’8 settembre e la firma dell’Armistizio.

La località che meglio si prestava per tale progetto, fu individuata sul Monte Ramaceto nel territorio di Cichero. La morfologia del territorio, le buone informazioni circa la disponibilità delle popolazioni locali, fecero decidere per Gnorecco di Cichero; qui era il Casone di proprietà dello “Stecca”, Giovanni Battista Raggio, un contadino calzolaio che mise a disposizione la base operativa per le azioni della formazione partigiana, che prenderà il nome di questo borgo.

La base sarà raggiunta da due distinti gruppi: uno che muove da Rapallo con a capo “Bisagno” e l’altro da Lavagna, guidato da “Bini”. Dopo pochi giorni si sposta a Gnorecco il gruppo di “Marzo”, che da giorni era in attesa a Favale di Malvaro.

Si completava così la prima “manovra” della “Cichero”, con a capo “Bisagno” e commissario politico “Bini”, la formazione che risulterà determinante per le sorti della Resistenza nella VI Zona operativa.

Giorgio Getto Viarengo

Clicca qui per visualizzare l’area interessata sulla Mappa digitale della Resistenza

Pubblicato da Matteo Brugnoli

Maritime Consultant

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