“Siberia” Bartolomeo Devoto

Bartolomeo non era un partigiano, inteso come quelli che tradizionalmente abbiamo imparato a conoscere sia dalle testimonianze dirette che quelle riportate nei libri di storia.

Di Bartolomeo Devoto però sappiamo come visse le ultime ore di vita, anche se il trascorrere del tempo ne stava cancellando lentamente la memoria.

E’ un processo che accade quando una società resta concentrata costantemente sul presente e volge occasionalmente lo sguardo su ciò che si è lasciato alle spalle.

Come detto, Bartolomeo non era un partigiano ma sappiamo che aveva un nome di battaglia: “Siberia”, di professione faceva il manovale, che per definizione è un operaio addetto ai lavori più gravosi.

Per molti anni, non si sa esattamente quanti, la memoria di questo uomo è rimasta appesa ad un cartello di carta rosa plastificata, posto alle spalle del palazzo municipale di Carasco (Ge).

Il 4 aprile 2021 vengo contattato via social media da Paola, la quale mi segnala la presenza del cartello, mi chiede di inserirlo nella mappa digitale dei luoghi della Resistenza. Ci lasciamo con la promessa che mi sarei interessato a ricostruirne la storia.

Dopo un anno riusciamo a mettere insieme i pezzi del puzzle grazie alle ricerche condotte su due livelli, le mie tramite l’archivio dell’Associazione Nazionale Partigiani e quelle dello storico locale Giorgio Viarengo, che in quei mesi stava preparando la stesura del suo libro sul processo al vessatore repubblichino Spiotta (2022-Intenòs edizioni).

Di seguito la deposizione del teste Devoto Giuseppe sulla morte di “Siberia”:

“Nel mese di giugno 1944 unitamente ad altri prese nel mio esercizio il Devoto Bartolomeo allo scopo di farlo parlare e fino a farlo svenire dal dolore. I maltrattamenti durarono circa un’ora ed il Devoto fu abbandonato in una pozza di sangue. Si riebbe dopo circa un’ora e fu allora che lo Spiotta diede ordine ai suoi gregari di trasportarlo nei pressi del cimitero e fucilarlo. Questo io intesi senza possibile equivoco, e di dubbio alcuno, con le mie orecchie. So anche che in precedenza e sempre per l’ordine dello Spiotta, venne appiccato il fuoco a tutti gli effetti personali di famiglia del Devoto”.

Dopo di lui depose anche il Sindaco di Carasco dell’epoca.

Nell’aprile 2024, grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale, riusciamo finalmente dare degna memoria a questa triste vicenda, con l’inaugurazione della lapide sul luogo della fucilazione.

Clicca per visualizzare la lapide sulla mappa digitale

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Pubblicato da Matteo Brugnoli

Maritime Consultant

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