“La vita è comica, presa sul serio,
perciò prendiamola davver poco sul serio!
La vita è comica, ognun lo sa,
perciò prendiamola davver come ci va!“
Fu al centro di un clamoroso caso di plagio nell’Italia degli anni ’30.
Gustavo Cacini apriva i suoi spettacoli di avanspettacolo e varietà canticchiando con la sua compagnia una marcetta spensierata intitolata proprio “La vita è comica presa sul serio…”.
Questo serviva al comico per svincolarsi dai cosidetti “fusaiari”.
L’avanspettacolo nasceva nei cinema e nei teatri popolari, in particolar modo tra gli anni ’20 e ’40, per intrattenere il pubblico prima del film.
Durante le pause e nello svolgimento delle esibizioni di avanspettacolo di comici e ballerine, la sala era attraversata dai “fusaiari ambulanti” per vendere cartocci di semi tostati, lupini, castagne e noccioline, che da alcuni venivano anche letteralmente sputati contro chi non eseguiva performance gradite o scarsamente professionali.
Gli attori spesso interagivano con il pubblico proponendo battute di satira di costume e politica, aggirando con ironia la rigida censura della dittatura.
Non solo Cacini e la sua “vita comica” ma anche il brano “Pippo non lo sa” composto nel 1939 da Mario Panzeri e Nino Rastelli. La narrazione popolare racconta che ad ispirare il testo fu il gerarca fascista e segretario del Pnf Achille Starace, che aveva l’abitudine di passeggiare impettito nella sua uniforme da gerarca, suscitando l’ilarità della popolazione. Starace era una delle tante macchiette in camicia nera che, dopo una vita al servizio di una dittatura sanguinaria, nel dopo guerra fu fucilato in Piazzale Loreto e li’ “esposto” tra i cadaveri di Mussolini e Petacci.
Ritornando a “la vita è comica”, il compositore cinematografico e di regime Mario Ruccione, dopo aver ascoltato il ritornello di Cacini a teatro, ne rubò letteralmente la melodia nota per nota, utilizzandola per comporre quella che diventerà la famosissima (e tristemente nota) canzone di propaganda coloniale fascista: “Faccetta nera” (1935).
Non tutti sanno che “Faccetta nera” non fu troppo gradita dal regime fascista, perchè considerata ambigua pur essendo un condensato di propaganda coloniale, perchè in alcuni suoi passaggi faceva intendere una piena assimilazione e una parità fra Italiani e Africani, che metteva in difficolta il sistema di gerarchia razziale voluto dal fascismo.
Dopo alcuni anni, una volta che la canzonetta coloniale di Ruccione divenne popolare, Cacini ebbe l’incredibile coraggio e la vivace intuizione di denunciare Ruccione per plagio e di vincere la causa in pieno regime. La SIAE gli diede ragione, riconoscendogli il 50% di diritti d’autore sulla musica (spesso divisa a metà nei crediti successivi).
Con quegli introiti Gustavo Cacini comprò alcuni loculi nel cimitero del Verano, insomma con il senno di poi fu un visionario a 360 gradi.
Per questo a Roma quando qualcuno pretende o prevede l’inverosimile in dialetto romano si dice: “ma chi ti credi di essere Cacini?!
