Chiavari, il Sindaco che si oppose al fascismo.

Dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, che segnava l’inizio del ventennio di dittatura fascista e il periodo più buio della storia del nostro Paese, in tutti i comuni di Italia le squadracce fasciste occupavano i municipi obbligando alle dimissioni i consigli comunali.

Nonostante la violenta repressione delle camice nere, c’era chi si oppose con ostinazione esponendosi alle minacce e al dileggio pubblico.

Nel pomeriggio di mercoledì primo novembre gli uomini del duce, dopo una breve ma violenta colluttazione con i carabinieri in servizio comandati dal Tenente Giusto, riuscirono ad entrare all’interno del palazzo municipale di Chiavari.

Alcuni consiglieri comunali vennero obbligati a rassegnare le dimissioni.

C’è una figura istituzionale che emerge su tutte in quei drammatici momenti ed è il Sindaco Nicola Arata, appartenente al partito Popolare, sarà l’ultimo primo cittadino eletto dai chiavaresi.

Arata non accettò di firmare le dimissioni, reagendo senza alcuna paura alla violenta reazione squadrista.

Nicola Arata, ultimo Sindaco di Chiavari prima della dittatura fascista

Iniziò così contro di lui una vera e propria macchina del fango.

Le testate giornalistiche locali, controllate dal regime, lo accusarono di scarso patriottismo, di essersi sottratto al servizio militare e alla non curanza verso l’assistenza dei reduci  di guerra, fino ad arrivare a paragonarlo ad un “fantoccio che può ancora mettersi trono e vesti di re, ma è costrutto in legno”, “nero uomo dai folti boschi di Orero”, “albero vetusto in mezzo ai virgulti e cui reca troppa inutile ombra”.

Arata risponde senza mai scadere al livello degli accusatori e lo fa inviando alle redazioni lettere dal contenuto civile ma fermo.

Le elezioni politiche dell’aprile 1924 videro il partito Popolare sconfitto.

La vittoria dei fascisti portò a nuove azioni di violenza da parte degli squadristi, in particolare verso gli antifascisti, gli operai scomodi al regime vennero licenziati dalle fabbriche.

Questo momento segna anche la fine della tenace resistenza del Sindaco di Chiavari, le sue dimissioni insieme ai 18 consiglieri di maggioranza, vengono accolte con giubilo dai fascisti.

Storicamente siamo a pochi giorni dal noto discorso di Giacomo Matteotti che il 30 maggio denuncia il clima di violenza e i brogli dei fascisti durante la consultazione elettorale, denuncia che, con una macabra profezia, lui stesso indicò come la sua condanna a morte.

Cliccando sul link di seguito si può vedere l’importante lectio magistralis dello storico Barbero sulla vicenda Matteotti .

Clicca per visualizzare la Mappa digitale della Resistenza nel Tigullio.

Fonte: “Per una storia del fascismo nel circondario di Chiavari” di G.Viarengo (ed. Pane e Vino)

Pubblicato da Matteo Brugnoli

Maritime Consultant

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