“Villa Parma”, da luogo di morte e torture a luogo di vita e speranza.

Quella che vi stiamo per raccontare è una storia poco conosciuta e che ci siamo promessi di approfondire con una ricerca nei mesi a venire.

I fatti avvengono a Lavagna, più precisamente in Corso Buenos Aires dove oggi sorgono i giardini pubblici intitolati ad Armando Arpe “Italo” (clicca qui per vedere la posizione nella mappa).

Che quel luogo sia dedicato ad un partigiano e che in quell’area vi sia un parco giochi non è affatto un caso, è invece il finale perfetto della storia che proveremo a ricostruire mettendo insieme i puzzle di testimonianze scritte e verbali.

Mercoledì 17 aprile 2024 ci troviamo all’inaugurazione della mostra sulla Resistenza in Liguria, allestita nella Biblioteca Comunale “Giovanni Serbandini Bini” (clicca qui per vedere la mostra anche online), aperta al pubblico fino al 10 maggio. Esposizione curata dal sottoscritto con il patrocinio dell’ANPI.

In quella occasione ci troviamo in piacevole compagnia della professoressa Giulietta Vaio Ricci, storica della città, che visitata la mostra e apprezzandone i contenuti ci racconta che le torture citate nel pannello dedicato alla “Casa dello studente” sono accadute anche a pochi metri da noi.

La professoressa conserva ricordi da bambina, della paura durante i bombardamenti ma anche di un luogo preciso, una casa che sorgeva tra piazza Innocenzo IV e Corso Buenos Aires. Ricorda che quello fu un luogo di torture e di bunker utilizzati dai nazifascisti.

Angelo Daneri, anch’egli cultore di storia locale e noto consigliere comunale del partito comunista italiano, il 24 giugno 2007 viene citato dalla testata giornalistica Patria Indipendente (mensile d’informazione nazionale dell’ANPI), in occasione della cerimonia d’intitolazione dei giardini pubblici Armando Arpe “Italo”:

"Daneri ha ricordato ai presenti che con questa intitolazione l’ANPI di Lavagna ha voluto conseguire anche un secondo obiettivo. Già da tempo questo piccolo giardino è un’oasi di pace dove si incontrano generazioni di bambini, di mamme e di nonni, ma un tempo in questo sito vi era la famigerata “Villa Parma”, per anni sede del comando delle Brigate Nere, un luogo sinistro di tortura e di violenza. L’intitolazione a “Italo” è quindi anche un atto di riparazione".

Fa quasi impressione pensare che a poche decine di metri da lì, nell’autunno del 1943, in via Natale Paggi n.5 dove risiedeva uno dei tanti figli di emigranti il geometra Giovanni Missale, si riunirono Franco Antolini “Furlini” , Giovanni Serbandini “Bini” (Comunista), Umberto Lazagna “Canevari” e Aldo Gastaldi “Bisagno”(Cattolico).

Fu un incontro fondamentale per la nascita dei primi gruppi partigiani che poi divennero noti come Divisione Garibaldina Cichero.

Ci spostiamo ora davanti all’ingresso del parco, dove si trova un cartello che racconta che cosa divenne quel posto dopo la guerra, proprio in quel luogo di torture nasce il “Villaggio del Ragazzo”, era il 10 ottobre 1946.

Il cartello cita:

La guerra è finita da un anno, ma carenza di lavoro, disgregazione familiare, arricchimento illegale e vendette sono macerie che pesano nel cuore di Lavagna.  Nel cuore di un giovane sacerdote nasce e si sviluppa il desiderio di agire a favore dei piccoli che maggiormente hanno sofferto la violenza, la fame, le epidemie e la mancanza di un posto sicuro. Con il soccorso alimentare ricevuto dall’UNRRA, con lo studio, le feste e il gioco, don Nando ricrea a Villa Parma la speranza di un futuro migliore sotto la protezione di Maria, Madonna dei Bambini.

La villa, già occupata dalle truppe tedesche, diviene la prima sede di un grande progetto d’inserimento umano e sociale per i giovani, anche attraverso la formazione professionale. Immerso nel verde, con accesso da Piazza Innocenzo IV, l’edificio è affittato a don Nando Negri dal proprietario Angelo Parma, assieme a pochi arredi, tra cui tavoli su cui maschi e femmine possono godere di un pasto sicuro accompagnato dall’affetto delle prime assistenti volontarie dirette dalla signorina Dina Mastini.

Della villa, ristrutturata e ampliata nel 1949, resta oggi solo parte del giardino. (Francesa Marini).

Abbiamo trovato anche una testimonianza:

«Mi chiamo Mirca Artina. Avevo 12 anni, ultima di otto figli, quando venni a Villa Parma portata dall’amica Miranda. Ci davano la merenda col famoso formaggio giallo, marmellatine e formaggini. Poi mi fermai anche per il pranzo; ci venivano a prelevare a scuola. Nel pomeriggio giochi e compiti. C’erano anche visite sanitarie periodiche. Per le ragazze che abitavano più lontano si offrì la possibilità di alloggiare qui anche la notte. Anch’io mi sono fermata e nel tempo libero facevo le pulizie come volontaria. In estate si andava in colonia allo Zatta. C’ero anch’io prima come utente e poi come assistente, sempre con la signorina Dina e con Olga, la sorella di don Nando.

Nel 1948 arrivò don Roberto Ferraris e iniziò la Formazione Professionale; ricordo che il mio papà ha lavorato alle fondamenta del primo laboratorio. Le ragazze imparavano cucito e maglieria. Anch’io, anni dopo, per un certo periodo ho fatto cucito in cooperativa a San Salvatore.

Il Villaggio era diventato la mia seconda famiglia. A 14 anni avrei dovuto andare a lavorare al cotonificio, ho supplicato la mamma piangendo per restare al Villaggio. Qui mi sentivo al sicuro. Il Villaggio mi ha dato e insegnato davvero tanto. Eravamo tutte desiderose, quasi gelose di poter stare vicino alla signorina Dina Mastini, la direttrice, buona, affettuosa, seconda mamma.

A 15 anni facevo l’assistente ai piccoli dell’asilo. A 17 anni fui assunta regolarmente come assistente dei più grandicelli. Vivevo a Villa Parma. Anche la notte prima del matrimonio ho dormito ancora qui.

Di don Nando avevamo timore perché era severo, lo chiamavamo don Nando tremendo! Però io cantavo benino e c’era una canzoncina che a lui piaceva molto e che mi faceva cantare spesso quando c’era qualche visita importante

In copertina una foto storica di Villa Parma.

Clicca per visualizzare la Mappa digitale della Resistenza nel Tigullio.

Fonti:

Villaggio del Ragazzo

Patria Indipendente

Pubblicato da Matteo Brugnoli

Maritime Consultant

2 pensieri riguardo ““Villa Parma”, da luogo di morte e torture a luogo di vita e speranza.

  1. Buongiorno. Sento la necessità di rinnovare i miei complimenti e il mio più vivo apprezzamento per l’opera meritoria, da Lei meticolosamente svolta, di custodia della memoria e di diffusione della conoscenza. La Sua opera, già preziosa in se’, lo diventa ancora di più in tempi oscuri come quelli attuali, caratterizzati dalla pretesa, da parte di alcuni, di riscrivere la Storia, distorcendola al punto tale da farla adattare ad una certa ideologia mai sopita, e ad essa asservendola, senza che – al contempo – si possa beneficiare, come controbilanciamento, delle testimonianze dirette degli avvenimenti che Lei evoca, ormai quasi sparite per ovvi motivi generazionali.

    Dunque un grande grazie e un accorato incitamento a proseguire quest’opera meritoria con lo stesso entusiasmo dimostrato finora.

    Voglia gradire i miei più cordiali saluti

    Guido Corallo

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